Alimentazione

Perché perdo il controllo con il cibo

Perché perdo il controllo con il cibo, anche quando mi impegno tutto il giorno a controllarmi?

Ti capita di dirti che da oggi ti controllerai di più.
Che starai più attentə, che farai le cose “per bene”.

E magari per un po’ funziona davvero.

Poi però arriva un momento — spesso la sera, oppure dopo una giornata più faticosa, o ancora quando c’è un piccolo cambio programma — in cui qualcosa cambia.
Il controllo si allenta, il pensiero diventa più insistente e in poco tempo ti ritrovi a mangiare più di quanto avresti voluto.

E subito dopo arriva quella sensazione:
“Non riesco a controllarmi”.

Se ti riconosci in questo, non è una questione di forza di volontà.
Molto spesso è il segnale che si è creato un circolo tra controllo e perdita di controllo.

Non è mancanza di controllo: è un circolo

Quando il rapporto con il cibo è basato principalmente sul controllo, succede qualcosa di controintuitivo.

Più provi a tenere tutto sotto controllo, più cresce una tensione interna.
All’inizio reggi. Poi quella tensione aumenta, si accumula e a un certo punto trova una via di uscita.

Spesso quella via è il cibo.

E così si crea un circolo: controlli → aumenta la tensione → perdi il controllo → ti prometti che controllerai di più.

È lo stesso tipo di dinamica che spesso ritroviamo quando qualcuno dice:
“Durante il giorno riesco a gestirmi, ma la sera cedo”.

Se è qualcosa che ti succede, può essere utile leggere anche l’articolo sulle abbuffate serali, perché il meccanismo è molto simile.

Quando il controllo non è solo “quanto mangio”

A volte pensiamo al controllo solo in termini di quantità.
In realtà spesso il controllo è molto più sottile.

Può stare nei pensieri che accompagnano il cibo durante tutta la giornata.

Quel continuo sottofondo fatto di:
“questo non dovrei”,
“oggi ho già esagerato”,
“domani devo rimediare”.

Non sempre si vede da fuori, ma dentro crea una pressione costante.

Ed è proprio questa pressione che, nel tempo, rende più difficile fermarsi.

Per molte persone questo si intreccia con un’altra esperienza molto comune:
quella di mangiare anche senza avere fame.

Se ti capita, puoi approfondire meglio in Non ho fame ma mangio: cosa sta succedendo davvero“.

Il punto in cui “qualcosa cede”

Molte persone descrivono un momento preciso.

Non è sempre un’abbuffata evidente. A volte è più sottile.
Ma c’è un passaggio in cui qualcosa cambia.

Fino a poco prima stavi controllando.
Poi, improvvisamente, senti che non riesci più a fermarti allo stesso modo.

Quel momento non arriva dal nulla.

Di solito è il risultato di più fattori insieme: ipercontrollo, stanchezza, tensione accumulata, bisogno di stacco, pensieri autocritici, emozioni percepite come troppo intense, vuoto da colmare.

Come approfondisco meglio nell’articolo sui Trigger delle abbuffate ci sono diversi inneschi che rendono più facile perdere il controllo.

Perché più controlli, più diventa difficile fermarti

Il punto non è che ti manca qualcosa.

Il punto è che stai cercando di gestire qualcosa di complesso con uno strumento troppo rigido.

Il controllo “funziona” nel breve periodo.
Ti dà una sensazione di ordine, di direzione, di “sto facendo bene”.

Ma nel tempo aumenta la tensione, riduce la flessibilità e rende il cibo sempre più centrale.

E quando quella tensione supera una certa soglia, il sistema cerca una via di uscita veloce.

Non perché sei debole, ma perché è difficile reggere a lungo un equilibrio così rigido.

Cosa può aiutare (senza aggiungere altro controllo)

Uscire da questo circolo non significa controllarsi di più.
Significa cambiare leggermente il modo in cui ci stai dentro.

Per esempio, può aiutare iniziare a notare cosa succede prima di quel momento in cui “cedi”.
Non per giudicarti, ma per capire.

Arrivi affamatə?
Sei stancə?
Hai tenuto tutto per ore?

Anche solo farti queste domande sposta qualcosa.

Allo stesso modo, può essere utile inserire piccoli momenti di pausa.
Non per resistere, ma per creare un minimo di spazio.

A volte basta davvero poco: rallentare, respirare, accorgerti di cosa sta succedendo dentro.

Non cambia tutto subito.
Ma cambia la direzione.

Quando vale la pena fermarsi a guardarlo meglio

Non conta solo quante volte succede.

Conta quanto spazio occupa.
Quanta energia mentale porta via.
Quanto ti fa sentire in lotta.

Se ti ritrovi spesso in questo circolo — controllo, tensione, perdita di controllo — non è qualcosa da minimizzare solo perché magari fuori continui a funzionare.

Spesso è una fatica silenziosa, ma molto presente.

Se ti riconosci in questo

Se leggendo hai pensato “è proprio quello che mi succede”, possiamo lavorarci insieme con gradualità, senza aggiungere pressione o nuove regole.

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Domande frequenti

Perché più mi controllo, più finisco per perdere il controllo?

Perché il controllo rigido aumenta la tensione interna. Quando questa tensione cresce troppo, il sistema cerca una via di uscita, e spesso il cibo diventa quella via.

È un problema di forza di volontà?

No. Se fosse solo forza di volontà, aumentare il controllo funzionerebbe. In realtà, spesso è proprio il controllo eccessivo a mantenere il problema.

Succede soprattutto la sera: è normale?

E’ molto comune. La sera le energie sono più basse, le fatiche della giornata si accumulano e il bisogno di staccare aumenta.

In questo testo ho scelto di utilizzare la schwa (ə) per rendere il linguaggio più inclusivo. Questo simbolo permette di rivolgersi a tutte le persone, indipendentemente dal genere.

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LAURA FASOLI

Psicologa e Psicoterapeuta

Sono Laura Fasoli, psicoterapeuta specializzata in disturbi del Comportamento Alimentare e Immagine Corporea.

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