Ti è mai capitato di nascondere quello che mangi?
Oppure di sentirti a disagio mentre mangi davanti ad altre persone?
Forse ti è successo di pensare:
- “Non dovrei mangiare questa cosa.”
- “Gli altri penseranno che mangio troppo.”
- “Se avessi più forza di volontà, non avrei questi problemi.”
Se ti riconosci in queste situazioni, non sei l’unicə.
La vergogna legata al cibo è molto più comune di quanto si pensi. E non riguarda solo chi ha un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione.
Può comparire anche in persone che dall’esterno sembrano avere un rapporto normale con il cibo, ma che dentro vivono una continua sensazione di inadeguatezza, controllo o giudizio.
Indice dei contenuti
La vergogna non nasce dal cibo
Quando proviamo vergogna, è facile pensare che il problema sia ciò che stiamo mangiando.
In realtà, spesso il cibo è solo il punto in cui emerge qualcosa di più profondo.
La vergogna può nascere da anni di messaggi ricevuti sul corpo, sul peso e sull’alimentazione. Messaggi che ci hanno insegnato che alcuni alimenti sono “buoni” e altri “cattivi”, che avere fame è qualcosa da controllare, che mangiare in un certo modo dice qualcosa sul nostro valore come persone.
Con il tempo queste idee possono diventare così automatiche da sembrare verità.
E quando facciamo qualcosa che va contro queste regole, compare la vergogna.
Non perché stiamo facendo qualcosa di sbagliato, ma perché abbiamo imparato a giudicarci attraverso il cibo.
La vergogna può assumere forme molto diverse
Quando si parla di vergogna alimentare si pensa spesso alle abbuffate.
È vero: chi vive episodi di abbuffata può provare una vergogna intensa e dolorosa.
Ma la vergogna non riguarda solo questo.
Ci si può vergognare di avere fame.
Di mangiare davanti ad altre persone.
Di ordinare un determinato piatto al ristorante.
Di desiderare alcuni alimenti.
Di non riuscire a seguire le proprie regole alimentari.
Di pensare spesso al cibo.
Di avere difficoltà con il proprio corpo.
A volte la vergogna è così presente che si finisce per evitare situazioni sociali o a mangiare di nascosto, nel tentativo di non essere giudicatə. Se ti riconosci in questa esperienza, potrebbe esserti utile approfondire il tema nell’articolo Mangiare di nascosto: perché succede?
Eppure, dall’esterno, tutto può sembrare sotto controllo.
La vergogna non è il nemico
Può sembrare strano, ma la vergogna spesso non nasce per farci del male.
In molti casi sta cercando di proteggerci.
Quando ci vergogniamo, il nostro sistema emotivo ci sta dicendo che c’è qualcosa che potrebbe esporci al giudizio, alla critica o al rifiuto degli altri.
Per questo la vergogna ci spinge a nascondere.
A minimizzare.
A non parlarne.
In un certo senso sembra dirci:
“Se nessuno vede questa parte di te, nessuno potrà ferirti.”
Il problema è che questa strategia, che all’inizio può sembrare protettiva, spesso ha un costo molto alto.
Per proteggerci dal giudizio rischiamo di rimanere solə con la nostra sofferenza.
Per evitare di essere criticatə rinunciamo a chiedere aiuto.
Per paura di essere vistə continuiamo a nasconderci.
Quando la vergogna mantiene il problema
La vergogna ha una caratteristica particolare: cresce nel silenzio.
Quando ci sentiamo giudicatə, tendiamo a chiuderci.
Quando ci chiudiamo, perdiamo occasioni di confronto, supporto e comprensione.
Così può nascere un circolo vizioso.
Mi sento in difficoltà con il cibo.
Provo vergogna.
Cerco di nascondere il problema.
Mi sento sempre più solə.
La vergogna aumenta.
Con il tempo questo meccanismo può rendere la sofferenza ancora più pesante.
Non è raro che chi vive questa esperienza abbia anche la sensazione che nessuno si accorga di quello che sta attraversando. Se ti capita di sentirti invisibile o poco compresə nelle tue difficoltà, potrebbe interessarti leggere anche Perché nessuno si accorge che sto male con il cibo?
La vergogna nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione
La vergogna è una delle emozioni più frequentemente presenti nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Può riguardare le abbuffate, ma anche la restrizione alimentare, il controllo costante del cibo, i pensieri sul peso e sull’immagine corporea.
Molte persone raccontano di sentirsi sbagliate.
Non semplicemente di fare qualcosa di sbagliato.
Di essere sbagliate.
Questa differenza è importante.
Quando la vergogna prende il sopravvento, si può iniziare a credere che il problema dipenda da una mancanza personale: poca forza di volontà, scarso autocontrollo, incapacità di gestirsi, non essere abbastanza.
Se ti ritrovi spesso a pensare di non riuscire a controllarti abbastanza, potresti riconoscerti anche nell’articolo Perché non riesco a smettere di mangiare?
In realtà i disturbi alimentari sono fenomeni complessi, influenzati da fattori biologici, psicologici, relazionali e culturali.
Ridurre tutto a una questione di volontà rischia soltanto di aumentare la sofferenza.
Anche la cultura può alimentare la vergogna
Viviamo in una società che parla continuamente di cibo e corpo.
Da una parte ci invita ad amarci per come siamo.
Dall’altra ci chiede di cambiare continuamente.
Da una parte celebra il piacere.
Dall’altra premia la restrizione e discrimina i corpi grassi.
In questo contesto è facile interiorizzare l’idea che il nostro valore dipenda dal nostro peso, dal nostro aspetto o dal modo in cui mangiamo.
Quando questo accade, ogni deviazione dalle regole può trasformarsi in un motivo di vergogna.
Cosa può aiutare
Molte persone cercano di liberarsi della vergogna sforzandosi di controllarsi di più.
In realtà, spesso questo approccio finisce per alimentare ulteriormente il problema.
Può essere più utile fermarsi e chiedersi:
“Cosa sto cercando di proteggere?”
“Di cosa ho paura?”
“Cosa succederebbe se qualcunə vedesse questa parte di me?”
Dietro la vergogna si nascondono spesso bisogni profondi di accettazione, appartenenza e sicurezza.
Quando iniziamo a guardarla con curiosità anziché combatterla, qualcosa può iniziare a cambiare.
Non perché la vergogna sparisca immediatamente.
Ma perché cambia la relazione con la vergogna stessa.
Non devi aspettare di stare peggio
Molte persone chiedono aiuto solo quando la sofferenza diventa insostenibile.
Nel frattempo convivono per anni con pensieri, comportamenti e preoccupazioni che consumano energie e spazio mentale.
A volte si chiedono se il loro comportamento sia davvero un problema oppure se stiano esagerando.
Non è necessario aspettare che la situazione peggiori per meritare attenzione.
Se il rapporto con il cibo ti fa soffrire, anche se dall’esterno sembra tutto normale, quella sofferenza merita ascolto.
Come posso aiutarti
Mi occupo di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, abbuffate compulsive, immagine corporea e rapporto con il cibo.
Nel mio lavoro cerco di offrire uno spazio in cui sia possibile parlare di queste difficoltà senza giudizio e senza ridurre tutto a una questione di forza di volontà o controllo.
Se ti sei riconosciutə in questo articolo e senti che il rapporto con il cibo occupa troppo spazio nella tua vita, puoi contattarmi per un primo colloquio conoscitivo online.
Domande frequenti
È normale vergognarsi di come mangio?
La vergogna legata al cibo è comune e può comparire anche in assenza di un disturbo alimentare diagnosticato.
Perché mi sento in colpa dopo aver mangiato?
Spesso il senso di colpa nasce quando percepiamo di aver infranto una regola alimentare o un’aspettativa che abbiamo nei nostri confronti.
La vergogna per il cibo è un sintomo di un disturbo alimentare?
Non necessariamente. Tuttavia è un’esperienza molto frequente nelle persone che vivono difficoltà con il cibo, il corpo o i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Perché tendo a nascondere quello che mangio?
Mangiare di nascosto è spesso collegato alla vergogna e alla paura del giudizio. Molte persone lo fanno nel tentativo di proteggersi da critiche, commenti o sensazioni di inadeguatezza.
In questo testo ho scelto di utilizzare la schwa (ə) per rendere il linguaggio più inclusivo. Questo simbolo permette di rivolgersi a tutte le persone, indipendentemente dal genere.

